giovedì 12 settembre 2013

Parco Geominerario della Sardegna - eBook



La storia plurimillenaria delle miniere in Sardegna, il primo geo-sito UNESCO nel mondo, la costituzione del Parco, i musei, le gallerie, i pozzi e la meravigliosa via dell'Argento.

Con tante immagini, mappe di orientamento e risorse esterne di approfondimento.

Interattivo, multimediale.







Distribuzione principale:
  1. Amazon Kindle Store
    La più grande libreria on line al mondo.  
  2. Apple Store 
    Per iPhone, iPad, iBooks 
  3. Nook 
    Lo store di Barnes & Noble, la principale catena di librerie fisiche statunitensi
  4. Cubolibri
    La libreria del gruppo Telecom, legata soprattutto all’ereader Biblet. Nata nel 2010.
  5. Kobo
    Reader-store canadese, acquisito dalla giapponese Rakuten, in partnership con le librerie Mondadori.
  6. IBS
    La prima libreria online italiana, fondata nel 1998.
  7.  LaFeltrinelli
    La libreria del gruppo Feltrinelli, nata nel 2005, vende anche libri, dvd, cd ed Mp3.
  8. Hoepli
    Diretta emanazione della storica libreria (e casa editrice) Hoepli di Milano, una delle più grandi d’Italia, oltre agli ebook vende libri e dvd.
  9. MrEbook
    Nata dall’unione tra Bruno Editore e il Giardino dei libri, è specializzata in ebook. 
  10. Libramente
    Per acquistare i tuoi ebook in pochi istanti.
  11. Net-Ebook
    Nata nel 2010, è la libreria online della catena di elettrodomestici MediaWorld.
  12. Book Republic
    Libreria indipendente, della società Digitpub. 
  13. Ebookizzati
    Libreria online indipendente di Torino, oltre agli ebook distribuisce anche Audiolibri.
  14. Ultima Books
     
    Libreria online nata nel 2008.
  15. Libreria Rizzoli
    La libreria del Gruppo RCS Media Group, del quale fanno parte anche Corrierestore.it, Gazzettastore.it e Gazzatown.it. 
  16. BOL
    La libreria del Gruppo Mondadori.
  17. Omnia Buk
    Specializzata in narrativa, di proprietà di DGLine SRL, società specializzata nei servizi agli editori.
  18. University.it
    Il portale degli universitari.
  19. 9am
    Legata alla libreria 9am.it, specializzata nella stampa di fotolibri.
  20. Libreria Universitaria
    Contrariamente al nome, non è specializzata in libri universitari. Oltre agli ebook distribuisce libri, ereader, videogiochi e dvd. 
  21. Excalibooks
    Libreria generalista con un occhio particolare alla letteratura per ragazzi,di proprietà di Licosa Spa.
  22. DEAStore
    Libreria online nata nel 2000, del gruppo Dea Mediagroup. Oltre agli ebook distribuisce libri, cd, dvd, videogiochi e materiale vario.
  23. San Paolo Store
    Proposta ampia e articolata, che si compone di quattro aree merceologiche (libri, video, musica, oggettistica).
  24. Webster
    Nata nel 2000, oltre agli ebook vende libri (anche scolastici), cd, dvd e videogiochi.
  25. Ebook.it
    Libreria di proprietà della società Pegaso Uno, fondata nel 2010.
  26. Unilibro Libreria Universitaria
  27. Mazy

giovedì 5 settembre 2013

Un'intervista a Giuliano Forresu, autore del romanzo A/R Quasi libero

Da dove nasce l'idea di A/R-Quasi libero?
L'idea nacque circa sette anni fa. Raccontare di una coppia di giovani, che potevano essere miei coetanei, allora, mi piaceva. Credo che parlare di ciò cui si appartiene possa essere interessante sia per chi scrive, che si deve necessariamente estraniare dal suo mondo per poterlo osservare dall'esterno e, quindi, descriverlo con la massima oggettività umanamente possibile, sia per chi legge, che si scontra contro un punto di vista che deve, comunque emergere dalla scrittura.
Fu come una necessità che doveva essere soddisfatta e, con un poco di attenzione, è nata l'idea di questa storia.

"A/R" è un chiaro riferimento al viaggio, ad un biglietto di andata e ritorno. Qual è il tuo
legame con i viaggi?
Il viaggio è l'essenza della vita; io stesso qualche anno fa ho abbandonato tutto ciò che avevo per partire senza avere una meta ben precisa: un posto di lavoro fisso, rispettabile, una casa, una macchina, tutte cose materiali che stavano rendendo la mia vita un po' troppo piatta. È stata la serie di viaggi che ho fatto in giro per l'Europa e oltre oceano, ad avermi regalato le esperienze più forti della mia esistenza e, proprio le emozioni provate durante i vari viaggi, mi hanno reso quello che sono. Ho sperimentato climi, persone e culture molto diversi da ciò che ero abituato a vivere: tutte cose che mi hanno aiutato ad imparare e ad assaporare nuovi stili di vita da cui sento di essere stato, nel tempo, plasmato.
Per rispondere alla tua domanda, quindi, il viaggio per me è tutto ciò che comprende le mie emozioni, le mie sensazioni, i miei ricordi, i miei affetti. È come se fosse la mia vita stessa, insomma.

Il tuo si presenta come un romanzo estremamente breve: è stata più una scelta o una necessità, quello di scrivere una storia in così breve spazio?
Inizialmente era una storia ben più lunga, una serie di descrizioni particolareggiate della terra, delle persone, delle emozioni vissute dai vari personaggi incontrati, non solo del protagonista. Venivano analizzate le esperienze una per una, in un modo molto dettagliato e, ahimè, noioso. Era un romanzo stile Francia dell'Ottocento, per intenderci. Non a caso, nel periodo in cui lo scrissi leggevo accanitamente Balzac e non potei fare a meno di venire influenzato dalla sua scrittura. Mi fecero però notare che si trattava di uno stile un po' troppo desueto per i nostri tempi, cosa più che ovvia, direi. Dovetti quindi riprendere in mano tutto il lavoro fatto e sintetizzarlo, spremerlo e distillarlo fino a renderlo brevissimo quale è. Facendo, però, di necessità virtù, credo anche che sia stata una fortuna aver compiuto questa serie di tagli alla stesura iniziale. Prima di lavorare su questi tagli mi accorsi infatti che la gente non legge più abbastanza e così bisogna cercare di venire incontro un po' a tutti. Offrire, come si dice spesso, degli incentivi. Creare un libercolo di poche pagine, ispirandomi sempre alla letteratura francese, ma stavolta al ben più popolare Roman de poche, avrebbe significato avvicinare più gente alla sua lettura. Allo stesso tempo, avrei dovuto limare lo stile, per quanto ne sarei stato capace, per renderlo più fluido, scorrevole, veloce, immediato.
In fin dei conti, sono contento del risultato ottenuto.

Credi che la gente possa nuovamente dedicarsi alla lettura, con gli incentivi di cui parli?
È più una speranza che una previsione, però sì, voglio crederci. Voglio pensare che, se gli autori si impegneranno tutti insieme con questo obiettivo, anche i cosiddetti non-lettori potranno usufruire di certi lavori. La letteratura si è sempre adattata ai periodi in cui veniva creata; non vedo per quale motivo non dovrebbe adattarsi quella dei nostri tempi. Non voglio dire con questo che bisogna per forza parlare di temi odierni, superficiali e capitalistici come gran parte della cultura occidentale attuale, ma lo stile dovrebbe avvicinarsi al popolo il più possibile, e i metodi sono infiniti. Penso che uno di questi sia proprio lavorare su storie rapide e fluenti.

Qual è il nemico della letteratura di questi tempi, secondo te?
La televisione. La odio e la detesto, per quanto utile ed importante possa essere. Secondo me la televisione è il motivo principale per cui è stata abbandonata la letteratura. Ma è comprensibilissimo: essa offre voci, immagini, colori, sguardi e gesti così palesi ed immediati che coloro che la guardano ricevono passivamente le informazioni che essa vuole dare. Il libro non è così. Per leggere bisogna effettuare degli sforzi, delle fatiche mentali. Un personaggio, un paesaggio, un'emozione, per quanto possano venire descritti minuziosamente, non arrivano al lettore se lui non li immagina, non ci si immerge, non compie lo sforzo attivo di andare incontro al libro stesso. Leggere è faticoso, ma le emozioni che si provano quando si chiude un libro non sono mai come quelle che si hanno quando si spegne la TV.

A/R-Quasi libero è stato pubblicato inizialmente in formato elettronico: quanto credi negli ebook?
Si tratta di un fenomeno nuovo ed importante sotto diversi aspetti: innanzitutto sposare la letteratura all'epoca della digitalizzazione che stiamo vivendo, non può essere che un'idea brillante e fondamentale, per stare al passo coi tempi. Poi c'è da dire che, sempre parlando dei tempi odierni, anche il fattore ambientale ed ecologico, cui io tengo molto, va decisamente a favore di questo nuovo tipo di lettura. Aggiungiamoci i prezzi ridotti delle opere in digitale, cosa che viste le contingenze non si può trascurare, e il gioco è fatto. Le potenzialità sono straordinarie, ora bisogna vedere la reazione del pubblico, che pare essere in netto aumento.

Rivedremo altre opere di Giuliano Forresu, in futuro, o potrebbe essere difficile?
Spero di sì, ci sto già lavorando. Ho in mente un intero progetto letterario che spero di riuscire a portare a termine. Debbo dire che è difficilissimo scrivere nelle condizioni di vita di oggi: gli impegni lavorativi, nel periodo contingente, si ammucchiano e si accatastano in maniera del tutto confusionale tanto da impedire, spesso, la libertà e la chiarezza mentale per potersi dedicare alla scrittura, nel mio caso, o all'arte in genere. Carmina non donant panem, diceva sempre un mio carissimo professore universitario, e aveva ragione. Proprio per questo, per vivere, c'è bisogno di un lavoro che manca, di una serenità, una lentezza, una pace che si può trovare solo all'interno di se stessi, compiendo peraltro enormi sforzi.

---> Per acquistare A/R Quasi libero.

mercoledì 4 settembre 2013

Carlo Sorgia: poeta e scrittore

Carlo Sorgia nasce a Cagliari, classe 1949.
Dirigente e imprenditore, una vita spesa tra il lavoro e la famiglia.
Inizia a scrivere in età matura, dapprima poesie dove i temi dell'amore, famiglia e natura sono quelli che ritornano.

Scrive 800 liriche pubblicate su siti specializzati.
Racconti e romanzi arrivano successivamente.

Pubblicati, per ora due libri.
Uno, autobiografico, A Cavallo della Vita, recensito nella trasmissione dedicata alla cultura di RAITRE Sardegna. 
L'altro, uscito nel 2013 dal titolo Il Sangue è solo un Liquido? Storia di una Famiglia Ritrovata: tratta la storia di una adozione, ricco di avvenimenti e colpi di scena.
Il libro è stato recensito sul quotidiano La Provincia Pavese di Pavia, IL Portico Cagliari e L'Unione Sarda Cagliari.

Numerosi i riconoscimenti conseguiti in seguito alla partecipazione a concorsi letterari, alcuni di questi:
2009 Concorso Nazionale Parole e poesia – Formiggine
2012 Concorso nazionale Ass. Luce dell'arte - Roma Il buon riso fa il buon sangue
2013 Premio internazionale San Valentino Il teatro dell'anima Quartu S.E.
2013 Premio speciale Fata Morgana Accademia internazionale G.Leopardi per il libro Il sangue è solo un liquido?

Si possono trovare ulteriori informazioni e dettagli consultando il motore di ricerca di google o tiscali e sui seguenti siti:
www.carlosorgia.scrivere.info 
www.goccedipoesia.it
www.carlosorgia49.weebly.com

Carlo Sorgia fa parte del gruppo di lettura in anteprima del giallo a puntate "Febbre Rosa".
Un sincero ringraziamento per questa preziosa collaborazione.

Pier Luigi Lai
Dir. Editoriale 

giovedì 29 agosto 2013

La Recensione del romanzo a cura di Alice Tafuri


Mediterranea – Venti da Sud-Ovest

Un’isola avvolta dal mare come un bambino avvolto dal liquido amniotico. Un luogo dove il susseguirsi delle ore è scandito dall’ondeggiare del mare. La calamita della bussola “Mediterranea – Venti da Sud-Ovest” è l’isola di San Pietro. Un’ Itaca moderna.
L’antico eroe omerico, Ulisse, dopo aver varcato le colonne d’Ercole, è tornato. Il re, che ritorna alla sua isola, sdoppiandosi in un giovane cavaliere Lluis Antoni Canyelles, e, in un saggio Rais d’ Occidente, Hassan Ben Youssuf. Trovando come unione, tra il giovane e il saggio, il moderato Paolo Parodi. Un Ulisse uno e trino. Un antico re affiancato dalla sua antica regina. Penelope. Una giovane Penelope, Francesca Cavassa, che ha in grembo il futuro, la speranza. L’anziana Penelope, Nettigna, colei che “vede”, anticipa. L’ equilibrio tra la giovane e l’anziana regina è Giovanna Buongiardino, l’ostetrica dell’isola e intima confidente di Nettigna.
Inizialmente il racconto sembra “imitare” il tranquillo ondeggiare del mare ma una piccola scossa porta il lettore a voler posare la mente nella quiete della terra ferma. La vittima di questa piccola ondata è Bartolomeo Bennizzi, una sorta di Jago shakespeariano. L’anima nera del luogo. Dalla terra ferma si vorrebbe risalire a bordo e dare uno scossone al timone per vedere il Bennizzi cadere e lasciarlo soffocare nei suoi stessi conati di vomito, nella vana speranza che ci lasci già all’inizio della storia.
La lettura procede inoltrandosi negli odori, nei rumori e nelle pieghe delle vesti dei personaggi. Salsedine, fiori, vociare e la polvere che si solleva dall’ asfalto accompagnano per tutto il percorso del libro. L’autore ci porta sull’isola. Sembra di violare, invadere l’intimità degli isolani. Si entra nei loro abitacoli, si vive con loro, spiandoli. Per chi segue il racconto l’isola non ha più segreti, ne percepisce gli spazi e la luce che da essi si emana. Si è sull’isola.
Un’ isola non è un’isola senza il suo mare. L’avvolge, la cinge come un gesto d’amore. Le onde che si susseguono sono carezze verso il luogo che circondano. Ma anche la terra ha le sue onde. Onde di sabbia. Polvere, sabbia, sole e silenzio. Al di là del’isola, al di là del mare. Il deserto. Un luogo di riposo per il lettore prima dell’ “evento”. Il silenzio può essere premonitore di quell’ira che solo l’essere umano può coltivare in grembo. Per poi tornare quel silenzio annunciatore di morte. 
Si naviga il mare per tornare a San Pietro. C’è una data nel racconto. 3 Settembre 1798. Il silenzio è interrotto da un vagito.
Si rimane sospesi, impotenti domandosi Perché? La risposta è celata nella mente di chi perderà la memoria. Tornerà la memoria ma in un altro tempo e in un altro luogo.
Qui si arresta lo sguardo del lettore. Forse si è giunti alle colonne d’Ercole e oltre non è dato remare. Un giorno, chissà, un Ulisse moderno ci racconterà.

Ringrazio Mariano Strina autore e artefice di questo bellissimo "viaggio"

"Il vuoto" denso di Carla Deplano: un'intervista di Filippo Pace

  Filippo Pace intervista Carla Deplano.
 
1. Come mai hai scelto un titolo così poco commerciale al tuo romanzo? Possiamo considerarla anche una scelta provocatoria?

Una volta un’amica mi ha chiesto se fossi matta a dare un titolo così lugubre ad un romanzo, aggiungendo che era tanto poco invitante alla lettura, quanto deprimente. In realtà non ho avuto il benché minimo dubbio sulla scelta: è perfettamente denotativa dello stato di forte alterazione psico-fisica che mi ha avvolto e travolto all’indomani di una perdita lacerante. Il vuoto come dimensione esistenziale ha dato adito ad una serie di dinamiche e di riflessioni che hanno scandagliato l’inconscio attraverso un tormentato percorso catartico. Diciamo che, ben al di là delle finalità commerciali, è stata una scelta autodeterminata e tutt’altro che provocatoria.

2. Quanto tempo hai impiegato a scrivere Il vuoto?

C’è stata una gestazione di un anno in cui ho scritto compulsivamente assecondando un bisogno fisiologico che alla lunga si è rivelato terapeutico. Quindi ho tenuto Il vuoto nel cassetto e nel dimenticatoio, nutrendo dubbi e remore circa la facoltà di esternare condizioni e sentimenti privati che, per quanto ampiamente romanzati, partono pur sempre da un nocciolo autobiografico abbastanza evidente. Alcuni colleghi che negli anni avevano visionato le bozze, sentendosi intimamente ed emotivamente coinvolti dai sentimenti descritti, mi hanno sollecitato alla pubblicazione. In fondo, si tratta di luoghi archetipi della mente e di condizioni esistenziali universali e per ciò stesso familiari in cui ognuno, a suo modo, si può riconoscere ed identificare. Alla fine, per quanto mi riguarda, la pubblicazione si configura come ciò che gli antropologi chiamano “rito di passaggio”.

3. Una delle peculiarità della tua opera è la diversità dei toni utilizzati: si passa dal tragico, all’umorismo, al grottesco. Si tratta di una scelta voluta sin dalla stesura dell’opera o è maturata nella fase della revisione?

Si tratta unicamente di assecondare i dinamismi di uno stato mentale in preda agli sbalzi d’umore. Non c’è 
nulla di predefinito e pianificato a tavolino. La varietà dei toni è una naturale conseguenza dell’instabilità psichica. Chi legge Il vuoto ha la percezione di una determinata condizione esistenziale, estremamente vulnerabile e cangiante. D’altra parte, chi mi conosce bene, sa che dietro l’apparenza leggera e ridanciana si cela quel groviglio sentimentale che porta inevitabilmente verso le speculazioni più disparate e disperate …

4. Quale funzione assegni alla Letteratura?

Una domanda da un milione … non avrei mai la presunzione di assegnare una funzione alla Letteratura!
Ken Saro-Wiwa scriveva che "la Letteratura deve essere al servizio della società immergendosi nella realtà, intervenendo, e gli scrittori non possono semplicemente scrivere per intrattenere o per speculare sulla società. Devono avere un ruolo attivo. La parola è potere, ed è ancora più potente quando diventa d'uso comune. E questo è il motivo per cui uno scrittore che prende parte, veicola il suo messaggio con più efficacia di quello che invece scrive aspettando il tempo in cui si realizzino le sue fantasie". Personalmente, a parte le mille funzioni che la Letteratura può e deve avere, da quella proposta dal poeta attivista nigeriano, in sintonia con le finalità dei teorici del realsocialismo, a quella didattico-moraleggiante o pedagogica piuttosto che satirica, la Letteratura mi dà il lusso di viaggiare nel tempo e nello spazio, di esplorare nuovi mondi, di empatizzare con perfetti sconosciuti: quale migliore potere se non quello di fare ancora sognare mondi migliori e possibili o comunque diversi e altri? In questo risiede fondamentalmente, io credo, il potere dell’arte. Mi sembra settoriale e impoverente la velleità di imbrigliare la creatività all’interno dei binari della funzione fine a se stessa. La ricchezza della Letteratura consiste proprio nella sua varietà ed eterogeneità: unicuique suum!

5. Cecilia soffre di più perché ha maggiore consapevolezza di sé e della crisi di senso del mondo che la circonda?

A parte la sensazione di vuoto generale che caratterizza la sua generazione precaria, il male di vivere di Cecilia deriva, sostanzialmente, da un buco affettivo che lei è incapace di colmare. La sofferenza viene acuita da un transfert che segnerà uno spartiacque nella sua psiche. Sarà proprio la maggiore consapevolezza di sé a portarla ad una sorta di rinascita e di maturazione attraverso un processo di comprensione, elaborazione e accettazione del dolore in tutte le sue componenti e sfaccettature.



6. Che differenza intercorre, a tuo avviso, fra la comunicazione e la relazione?

Attraverso la comunicazione si dà la stura all’otre di Eolo, prende vita il sottobosco inaridito di sentimenti repressi e fuoriesce l’inaspettato: il senso di abbandono, il tabù di una figura paterna castrante, il groviglio sentimentale di un transfert limerente, le ferite narcisistiche e tutte le cadute e le risalite di un percorso autoanalitico di individuazione.
Si tratta di una comunicazione mutila, di un epistolario a senso unico in cui viene progressivamente esternato il pensiero della protagonista, mentre quello del suo interlocutore – reale o immaginario che sia – è solo intuibile dal prosieguo del carteggio. Una relazione virtuale in tutti i sensi, che per sua stessa natura dà adito a equivoci, incomprensioni e ferite difficilmente osservabili, nel loro crescendo, in una relazione diretta e in una comunicazione verbale e prossemica. È così che Giorgio diventa lo specchio che riflette parti di sé e permette a Cecilia di conoscersi, di ritrovarsi, di dirsi la verità.
“Io e il signor G viaggiamo evidentemente su due lunghezze d’onda parallele e molto distanti, ognuno con i propri conflitti interiori ancora irrisolti. Il nostro continua e (forse per inerzia) continuerà ad essere un rapporto a distanza, informatico e digitale, di battute frizzi e lazzi, segnalazioni e commenti critici di convegni e conferenze, fatti di cronaca, concerti e rassegne cinematografiche d’essai che interessano solo a noi. Ci vedremo secondo il caso, indifferenti per strada, a una mostra o ad un concerto, senza appuntamenti predefiniti e sempre con la sensazione, da parte mia, di disturbare qualora si dovesse sconfinare da tali linee di superficie. Un saluto veloce, di quelli che non impegnano il fisico in inutili strette toraciche, in avvinghiamenti oltremodo ambigui ed imbarazzanti che non trovano giustificazioni se non in un’invadenza ostentata. Frasi di rito “come stai?” che comportano risposte adeguate “bene e tu?” ed altrettanto telegrafiche contro-risposte “bene!”… È solo così che ci si può ri-conoscere: senza fiutarsi, interrogarsi, interagire ed intendersi. Senza rischiare, mantenendo le “giuste distanze” anti-contagio. Chissà, forse si può invecchiare bene senza problemi di sorta protetti all’interno della propria bolla apatica asettica antivirale...? Si vede che alcuni non conoscono alternative. A me invece riesce molto difficile perché mi sembra del tutto innaturale, pur aborrendo per natura l’invadenza. Ma così è e non esistono vie mediane. Prendere o lasciare.
Fortunatamente sono circondata da persone che mi vogliono bene, ma la cosa mi rattrista comunque. Le amicizie di penna esistono, vero, e possono magari raggiungere intensità neppure paragonabili a rapporti di amicizia più diretti … Per quanto mi riguarda credo che un’amicizia degna di questo nome non equivalga o si riduca esclusivamente a qualche link semiserio relativo ad altro da noi, a segnalazioni d’ufficio, auguri a distanza e freddure: perché significherebbe che senza il medium computer non avremmo occasione e modo e voglia di comunicare altrimenti. Perché non esisteremmo. O forse è meglio nascondersi e nascondere sempre e comunque tutto sotto il tappeto, non apparire per quello che si è ma con la maschera che ci si è costruiti e imposti come corazza contro le minacce esterne, non essere ri-conosciuti ma conosciuti e come tali stimati a distanza ?
È un atteggiamento difensivo che posso comprendere, ma non per questo condividere”.
7. Anche con ironia, nel tuo romanzo fai riferimento alla musica e allo sport: che ruolo hanno questi nella tua vita e quale funzione assegni loro?

Non potrei mai vivere senza la musica, ce l’ho nel sangue. A parte rap ed heavy metal ascolto con ingordigia tutti i generi musicali, ma ogni fase e stagione della mia vita è sempre stata scandita da un genere preponderante. Quand’ero al liceo adoravo la musica degli anni ’60, ’70 e ’80, ora non riesco più ad ascoltare i Beatles: ho fatto indigestione o forse solo una damnatio memoriae di un periodo difficile. Durante i nove mesi di gestazione Mozart aveva una funzione incredibilmente rasserenante e spesso appoggiavo le cuffie sulla pancia per far arrivare meglio le vibrazioni a mia figlia. Ci sono tantissime musiche, come il concerto per piano e orchestra n. 3 di Rachmaninov o Il Lago dei cigni di Prokofiev, che toccano le corde dell’anima e vibrano dentro dandomi le stesse potenti emozioni provate al primo ascolto. Durante l’“anno scolastico” non mi perdo un concerto di musica classica, ma d’estate si risveglia il bisogno fisiologico di ballare e di musica commerciale!
Per quanto riguarda lo sport, ho sempre fatto mio il motto mens sana in corpore sano: tempra il fisico e la mente, sviluppa adrenalina e endorfine ed è il migliore sfogo salutare. Quest’anno vorrei riprendere il tennis dopo una lunga pausa: giocare con il proprio compagno, oltre che divertente, è una terapia di coppia efficacissima perché mette in moto l’ossitocina.

8. Come definisci la tua esperienza con l’ebook?

Trattandosi di un epistolario telematico, espletato sottoforma di mail, è chiaro che l’e-book sia stata la forma di pubblicazione più appropriata, ma mi rendo conto che nel nostro Paese si fa ancora molta fatica a concepire un libro in un formato “diversamente cartaceo”.

9. A quali progetti, nel frattempo, lavori? Hai in gestazione un nuovo romanzo?

Nel frattempo sono in vacanza e la spina è ancora staccata. Le sinapsi si riattiveranno non appena inizierà la scuola e allora mi dedicherò maniacalmente alla ricerca storico-artistica-antropologica. In cantiere, per ora, c’è un catalogo on-line di una mostra d’arte contemporanea che ho recentemente contribuito a curare. Poi, forse, seguirà Il pieno …

10. Infine: quando sei andata a portare la frutta a Filippo Pace, durante il suo lungo internamento in manicomio, come lo hai trovato?

Sono andata fino a Chia per cercargli i suoi fichi preferiti, ma non ho fatto a tempo ad arrivare al manicomio che aveva già cambiato identità e chiedeva solo banane di Santo Domingo!

(intervista tratta dal blog di Filippo Pace - Grazie per la gentile concessione)

sabato 24 agosto 2013

Antonello Zappadu intervistato da Totò Caminiti in merito al libro "Fabrizio De Andrè - laddove in pieno giorno risplendono le stelle"

Parlando di libri, di De Andrè  e ...

Come nasce il libro?
Inizialmente era un’idea per pubblicare una brochure, un editore Sardo era interessato alla pubblicazione ma essendo un piccolo editore gli venne l’idea di creare una mostra sulla falsariga del libro. Poi pensava di chiedere finanziamenti pubblici per un catalogo della mostra. La verità è che quando in un progetto come questo fai entrare tutto, alla fine va a ramengo anche il progetto. Quindi messo nel cassetto il progetto della brochure, ho voluto sperimentare il formato eBook, e la Logus Mondi Interattivi, sempre Sarda, ha deciso di scommettere su di me e su Fabrizio De André.

Perché De André?
Primo, perché ho avuto l’onore di conoscerlo e di essergli stato amico. Ci siamo conosciuti durante il processo della banda che sequestrò Fabrizio e Dori nell’agosto 1979 all’Agnata, poi col tempo ci siamo rivisti due o tre volte sempre all’Agnata, che nel frattempo era diventato un buon agriturismo.
Quelle foto sono una testimonianza degli ultimi mesi di Fabrizio, non stava bene, pensava ad un’influenza, invece era cancro, quella maledetta “bestia”.

Quanto il tuo passato di fotoreporter ti ha aiutato nel tuo lavoro?
È stato determinante, la decisione di corredare il semi-posato di Fabrizio a quattro canzoni del suo repertorio illustrate con immagini prese dal mio archivio, hanno fatto si che il lavoro, con qualche aiuto per i testi da parte di mio fratello Tore, fosse bell’e pronto.
Montidi Mola, ad esempio, l’ho accompagnata con immagini che hanno più di 10 anni. Immagini della Costa Smeralda fatte nel tempo in cui il digitale era fantascienza. In Boccioli di rosa (Bocca di rosa). Anche qui la mia natura da reporter mi ha aiutato con due servizi fotografici uno del 1988 e l’altro del 2005 sulla prostituzione in Sud Corea e in Colombia. Nuvole, è quello che mi ha dato più soddisfazione. Ho sempre avuto la singolare abitudine, quando arrivavo in un posto nuovo, di fare una foto al cielo e alle sue nuvole, come primo scatto. Ecco perché alla fine abbiamo nuvole fotografate negli anni 70 e nuvole di qualche mese fa. In Hotel Supramonte, ho avuto solo l’imbarazzo della scelta. Ho iniziato la mia carriera seguendo malviventi e vittime, quindi puoi immaginare quanto sia “poderoso” il mio archivio.

Cosa pensi del mercato on-line del libro e se i lettori elettronici di libri hanno futuro?
Certamente. E due episodi recenti, mi hanno dato una visione sul futuro del libro digitale. Il primo una email ricevuta dal Canada, un signore mi chiedeva dove poteva comprare l’ultimo mio libro “La bamba”. Io ho provveduto a dargli l’indirizzo dell’editore, per acquistare la versione digitale. Dopo due settimane mi ringraziava e spiegava che in pochi minuti aveva acquistato e scaricato il libro. Dimenticandosi, magari, di dirmi se gli fosse piaciuto.
La seconda quando andai con un collega ad una conferenza all’Universidad Javeriana di Santiago de Cali, sulla ricorrenza dei 500 anni de “Il Principe” di Nicolò Machiavelli.  Sala colma di giovani, tutti o quasi tutti, con il loro iPad o i loro Tablet. È questo il futuro che ti dice: “guardati intorno è capisci”
Oggi vieni accreditato come reporter di guerra. Quando un libro sulla guerra?
Presto, molto presto. Prima facciamo uscire un libro sul caffè. Sono stato nel Quindío, una regione del cafetero, la culla del caffè in Colombia. Voglio raccontare questa bevanda conosciuta in tutto il mondo, la bevanda più conosciuta e bevuta nel mondo. È un lavoro di oltre un anno, ha collaborato per i testi Pablo Morales giornalista del posto. Raccontiamo il caffè dalla pianta alla tazzina. Insomma prima ci beviamo un buon caffè e poi parliamo di guerra.
Lo niños y la guerra, è un libro che vuole raccontare il conflitto in Colombia con gli occhi dei bambini, con mie foto e di Jaime Saldarriaga fotoreporter della Reuters in Colombia. Tutte e due i libri verranno “pubblicati” in doppia edizione, in Italiano e Spagnolo, vogliamo ondare il mercato Spagnolo e dell’America Latina. Ho anche un’idea sulla fotografia del viaggio, e di una collana naturalistica.


Fotografo di viaggio, non pensi che sia un argomento troppo sfruttato?
No, c’è sempre qualcosa di unico da raccontare in un viaggio. Poi il viaggio come l’intendo io è qualcosa di molto personale. Pianifico sempre, ma spesso mi affido al caso.


Torniamo a De André, pensi che possa esser tradotto in diverse lingue?
Si, certo, ne sono convinto. Un giorno a Mosca un medico di Baku, mi pare un pediatra, mi chiese se potevo procurargli un Lp di Celentano ed uno di Fabrizio De André. Da poco, qui in Colombia ho conosciuto un ragazzo con la passione della chitarra e in mio onore strimpellò alcuni motivi di Fabrizio. 
De André è patrimonio di tutti, la sua musica i suoi testi dovrebbero esser decretati patrimonio dell’umanità.


Oggi vivi qui in Colombia per le vicissitudini ormai note, cosa ti piacerebbe raccontare di questo paese?
La Colombia è un paese meraviglioso, ma con forti contraddizioni: il conflitto militare, il narcotraffico stanno indebolendo questa Nazione, allontanano i capitali stranieri e mortificano la speranza della gente. Vorrei raccontare la cocaina, la guerriglia a modo mio. A dire il vero con “La bamba” non ho raggiunto lo scopo che mi ero prefisso, quindi vorrei riprovarci con un nuovo editore, vediamo se Logus mi vuole seguire in questa mia “impresa”.


Cosa è stato per te De André?
Per me, ma anche per non meno di altre cinque generazioni di ragazzi, e stato uno dei protagonisti di un diverso approccio nel modo di guardare la realtà. Per questo a noi, che abbiamo goduto delle sue intuizioni e dei suoi cantici, tocca spiegare ai figli, ai propri nipoti chi fosse Faber, dentro e fuori la scorza del menestrello di costume. La sua poesia, senza barriere e senza confini, ha ancora qualcosa da dire a chi, oggi più che ieri, ha perso persino il gusto di coltivare la speranza. Perché Manuel mio figlio grande, che oggi è un affermato rapper di avanguardia, ha imparato ad amarlo grazie a me, ora tocca a Valentina e Francesco gli ultimi due arrivati in casa Zappadu, 7 e 5 anni. Anche loro impareranno ad amare Fabrizio De André. Perché? Non so dare una risposta, so solo che amare Fabrizio viene facile e semplice.


Cosa ci regali nel prossimo futuro?
Come ho già detto un libro sul caffè, uno sul conflitto colombiano visto con gli occhi dei bambini, e sicuramente tre eBook sulle orchidee. È un fiore che mi fa impazzire, spero di terminare i miei giorni coltivando orchidee, ma per questo ci vuole tempo a disposizione e testa e per il momento non ho nessuna delle due cose.


Ci siamo prefissi dieci domande ma non posso non fartela... Tu hai avuto una notorietà internazionale sulle foto fatte a Berlusconi, quando potremo vederle in un libro?
Mai, giuridicamente mai. Sono foto inibite dal garante della privacy e sequestrate da diverse magistrature. Però stiamo pensando ad un editore che goda della extraterritorialità, per bypassare la censura, magari qui in Colombia. 
 
Una sorta di operazione Ecoprensa come nel 2009 ? - 
Si, esatto. Ecoprensa è stata un’operazione magistrale, abbiamo spiazzato Berlusconi ed il suo iureconsultore Ghedini. Abbiamo venduto senza incorrere in alcun reato di ricettazione. 
Estero su estero, Ecoprensa ha venduto dalla Colombia a El Pais in Spagna, senza che il Garante e la Magistratura Italiana potessero intervenire per bloccare la vendita e la pubblicazione, tutto era fuori dalla loro giurisdizione. Scacco matto.
Certo pensare di pubblicare 20mila foto, sarebbe inutile e controproducente. Il book sarebbe un mattone, ma facendo una buona cernita di 200-300 immagini potrebbe risultare un buon prodotto e, soprattutto, mi risolverebbe un problema.

Quale, se è lecito saperlo?Quello che smettere, una volta per tutte, di essere un fotografo famoso nel mondo per delle foto che nessuno è in grado di vedere, confutare e giudicare visto che uno dei più potenti uomini del mondo ha voluto ed ottenuto di censurare.

Autori: Filippo Pace

(art. aggiornato il 31/08/2014)



Filippo Pace è un inquieto figlio del 1977, dottore di ricerca in Letteratura e Filologia Italiana si è occupato principalmente della narrativa del Secondo Novecento (in particolare di Pavese, Flaiano, Tomasi di Lampedusa, Moravia, Bassani, Bufalino, Tabucchi, Satta, Sciascia).
Nel 2008 ha pubblicato il romanzo La ballata della regina senza testa, distopica allegoria anticonformista che ironizza sarcasticamente sui mali del nostro presente. E’ del giugno 2013, edito da “Cultura e dintorni”, C’era una volta la rivoluzione, un giallo ambientato nel mondo patinato e decadente della Costa Smeralda.
La trasgressione del rock e il western di Sergio Leone sono la fonte propulsiva della sua ispirazione clownesca e ribelle. 

Ecco il Blog di Filippo "Devi urlare più forte" dove, oltre ad interessantissimi articoli che parlano di media e letterattura, potete trovare anche le recensioni dei suoi libri.

Ha pubblicato per Logus mondi interattivi:
Filippo Pace
Colte idiozie
Logus mondi interattivi
2014
f.to ebook (ePUB)
ISBN: 9788898062577
pag. —
euro 3,99
Pier Luigi Lai
Dir. Editoriale