Visualizzazione post con etichetta recensione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta recensione. Mostra tutti i post

lunedì 17 febbraio 2014

Il certo e l'incerto - recensione

La mia riflessione su Il certo e l'incerto, di Clara Spada

Se l’uomo pensa al sesso mediamente 18 volte al giorno, Stefano, protagonista de Il certo e l’incerto, non riesce a pensare ad altro, soprafatto com’è da un’avventura che diventa causa di un turbato godimento estatico-estetico.
Sotto la pulsione basilare della libido ripercorre la propria esistenza; attraverso le associazioni mentali affiorano i contenuti dell'inconscio o, come lo chiama l’autrice, di quel “mondo di sotto” che è alimentato dall’interiorizzazione delle figure genitoriali durante l’infanzia e la prima adolescenza. In un’altalena di sentimenti che variano a seconda della lucidità razionale del Super-io e la chimica ancestrale dell’Es, l’Io subisce una momentanea scissione, che spacca in due l’essere dell’individuo.
Ondeggiando tra il certo e l’incerto, il protagonista si sente più irreale che reale e, all’inizio del racconto, più morto che vivo, tanto da rimettere continuamente in questione la propria identità e autonomia. L’Io viene visualizzato come sedimentazione degli oggetti interiorizzati e quella provata è, in altri termini, una dissociazione schizofrenica: una frattura che divide l’Io dal corpo, una scissione a livello molecolare.
Con una penna tagliente come un bisturi, come un holter che monitora il funzionamento elettrico del cuore nell’arco delle 24 ore, nel suo ultimo romanzo Clara Spada ci offre la possibilità di entrare nella testa di un uomo per un giorno e di osservarne impietosamente dall’interno la mutevolezza di stati d’animo che ripercorrono un’intera esistenza attraverso il filtro dei ricordi.
Inutile dire che per analogia strutturale il pensiero va ad uno dei miei romanzi prediletti: il capolavoro di Isherwood, A single man.
Carla Deplano

(Anche autrice de "Il vuoto", edizioni Logus mondi interattivi)

giovedì 20 giugno 2013

Il vuoto: fioccano le recensioni - Riccardo Busi

Il Vuoto è un libro carico di amore, passione e tormento.
L’autrice di questo originale romanzo epistolare telematico descrive in prima persona stati d’animo e condizioni esistenziali della protagonista, Cecilia, con lucida razionalità, in un’autoanalisi catartica che consente al lettore di viaggiare nei meandri della sua psiche. Si esprime un punto di vista squisitamente femminile, ma i turbamenti interiori, i pensieri, i sentimenti di abbandono di Cecilia sono allo stesso tempo e in qualche modo universali, archetipici, e ci si ritrova a condividerli empaticamente. Trasportati e rapiti da una scrittura sempre mossa e variata che contempla più registri, incluso quello comico-grottesco, come se il romanzo fosse scritto a più mani. Si passa dal sorriso all’angoscia patita dalla protagonista, si rivivono i suoi sbalzi d’umore, catturati da un modo di scrivere accattivante.
Complimenti all’autrice, capace di emozionare e appassionare con un intrigante misto di scavo psicologico, leggerezza e ironia.

Riccardo Busi